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Storicamente abusati a più riprese dagli ofiosauri e in seguito erroneamente associati ai rettiliani e attaccati dalla Confederazione Grigia, i claecana sono una specie schiva e isolata, spesso incapace di comunicare o

interagire con altri umanoidi dello Spazio Alhooel e molte volte ingiustamente vittima di discriminazione da parte di altre specie Sopravvissute.

Biologia e Aspetto

Fisiologia Generale

Un claecano adulto raggiunge oltre i due metri d’altezza, ciononostante la sua corporatura è scheletrica e non troppo resistente, particolare derivato dall’insolito ecosistema di Faraolchi, il pianeta d’origine della specie, e la sua gravità ridotta. Sia mani sia piedi sono palmati e a tre dita, con pollice opponibile negli arti anteriori; le gambe appaiono lunghe e ad articolazione invertita; in alcune tipologie altre membrane natatorie possono collegare le braccia al torace o le gambe tra loro.

Contrariamente alla credenza comune, i claecana non sono nuotatori particolarmente abili, preferendo aggirarsi sui fondali di barriere coralline basse ed essendosi evoluti principalmente per camminare e arrampicarsi tra i mari nebbiosi di Faraolchi.

Ogni claecano dispone di un’ampia cresta frontale spugnosa che si prolunga fino alle spalle tramite un collare spesso e gommoso. L’interezza di questo organo, definito il clarico, è estremamente vascolarizzata, permettendo al sangue del claecano di far confluire quantità sufficienti di argon nel cervello della creatura. Il clarico, per quanto più resistente della pelle sul resto del corpo, rimane una struttura relativamente fragile se paragonata al cranio di un umano.

Dal clarico s’innestando dalle due alle cinque paia di peduncoli sensoriali simili a tentacoli, tramite cui il claecano può percepire infrasuoni. Per contro, essendo privi di orecchie, i claecana sono incapaci di udire le frequenze su cui parla la maggior parte degli umanoidi. La loro lingua principale, il clarimpto, si basa sull’emissione di onde radio tramite i loro sfiatatoi frontali, con cui possono comunicare anche a grandi distanze. Nel corso dei secoli, durante le loro interazioni con altre specie, i claecana hanno sviluppato altri tipi di linguaggio, per poter interagire con altri tipi di umanoidi. Tra questi spiccano lo Sdrtannta, una lingua gestuale imposta loro durante l’occupazione ofiosauride, e il Clarinto Semplificato, sviluppato insieme agli zeon.

I claecana sono creature notturne, i cui occhi e la cui pelle sono facilmente danneggiati da un’esposizione prolungata alla luce solare, ma che possono percepire l’ambiente circostante anche nelle notti più buie. Sono creature ectoterme, ma non hanno bisogno di riscaldarsi come gli ofidiani per raggiungere un metabolismo accettabile né soffrono dell’intorpidimento rettiliano, soffrendo anzi le temperature elevate e operando in maniera ottimale quando situati in un ambiente con temperatura inferiore ai 20° e superiore ai 10°.

Predatori opportunisti, si sono evoluti per cacciare piccole prede al buio, attirandole tramite le loro chiazze bioluminescenti. La dieta di un claecano è costituita principalmente da molluschi e, in minor parte, pesci terrestri di piccola taglia, ma può includere altri anfibi o altri tipi di creature terrestri. Non disponendo di una vera e propria dentatura quanto di gengive indurite, i claecana tendono a evitare del tutto creature dotate d’ossa o carne dura. I loro muscoli labiali, uniti all’elasticità della loro carne, li rende tuttavia molto abili nell’infilarsi e risucchiare molluschi dalle proprie conchiglie o altre piccole prede da anfratti rocciosi.

La pelle claecana

I claecana non dispongono di un apparato respiratorio, usando la propria pelle per assimilare argon direttamente dall’acqua o dall’atmosfera bagnata da sfelvio dei mari nebbiosi e riversarlo nei vasi sanguigni. Di conseguenza, la loro pelle è di composizione particolarmente molle, ad eccezione delle porzioni che ricoprono il clarico, la bocca e gli occhi, dove diventa più dura e spessa, per dar forza al morso della creatura e proteggere gli occhi dalle correnti d’acqua.

La pelle claseana è estremamente sensibile alla luce, al calore e all’aridità, escoriandosi facilmente se quando sottoposta a temperature troppo alte o luce troppo intensa. Quando esposta ad un ambiente asciutto, la pelle claseana tende a sviluppare naturalmente una guaina squamata più dura che isoli e preservi l’umidità della creatura. Questa guaina rende più resistente l’alieno anche a luce e calore, ma rende progressivamente più difficile per il claecano respirare, al punto che, se costretto per troppo tempo lontano dall’acqua o da una nube di sfelvio, un claecano può facilmente soffocare. Una volta ritornato in un ambiente umido, la pelle del claecano smette di produrre gli enzimi che la induriscono e desensibilizzano, ma, per riacquisire del tutto le proprie capacità respiratorie, il claecano ha bisogno di disfarsi manualmente della guaina che già lo ricopre.

Un claecano può sopravvivere per alcuni giorni prima di soffocare in un ambiente arido, ma solo nel primo mantiene tutte le proprie capacità motorie e cognitive. Dopo il primo giorno solitamente la creatura cade in coma, ma eccessiva attività può accorciare ulteriormente il periodo di autonomia. Particolari iniettori di argon adoperati dagli esploratori extraplanetari consente loro di prolungare questa autonomia anche a settimane intere, purché il claecano riceva una flebo costante di argon, inserito tramite composto liquido direttamente in circolo. Questa forzatura può portare la pelle di un claecano a divenire estremamente coriacea, al punto da apparire simile ad un esoscheletro dopo la prima settimana. Per quanto prolungare questo stato oltre la prima settimana sia possibile, da quel momento in poi la rimozione della guaina necessita una vera e propria operazione chirurgica. Dalla seconda settimana in poi, questa operazione comporta un serio rischio di morte, mentre la semplice condizione innaturale, se mantenuta, può portare a vari scompensi fisiologici e disturbi mentali anche permanenti, il più comune tra i quali un’intensa claustrofobia cronica.

La guaina dermica non serve unicamente a preservare l’umidità del claecano, ma anche a prevenire che la sua pelle assimili erroneamente gas nocivi, situazione che può facilmente causare gravi danni permanenti, se non essere mortale.

Un’altra caratteristica tipica della pelle dei claecana è costituita dalle sue placche bioluminescenti, presenti in differente numero e dimensioni e in grado di acquisire differenti colori. Questa abilità era usata dai claecana per mimetizzarsi nel particolare ecosistema faraolchiano, mimando le appendici luminose dei lumoli e, così facendo, attirando pesci e altre creature marittime a sé nei mari nebbiosi. La pelle perde la propria luminosità e colori quando muore, di conseguenza alcuni intraprendenti rettiliani hanno fatto la propria fortuna trovando i giusti incantamenti per scorticare un claecano senza ucciderlo né farne appassire la pelle, creando degli squisiti quanto spesso illegali himatioi, ricercati dai più ricchi e perversi collezionisti.

Riproduzione e ciclo vitale

I claecana sono creature ermafrodite solitarie che si corteggiano a distanza, scambiandosi richiami sulle frequenze infrasonore inaudibili agli umani. Quando due claecana decidono di sugellare la loro unione, decidono un luogo d’incontro e vi si accoppiano. L’atto sessuale avviene preferibilmente in acqua, dove le creature si accoppiano per sfregamento, impollinando l’uno la sacca ventrale dell’altro. La permanenza della coppia può avvenire, ma non è una costante. La gestazione dura dai 6 ai 7 mesi, durante i quali gli embrioni si sviluppano in più sacche cutanee,divenendo visibili dal quinto mese come bozzoli sul ventre della creatura.

Claecan-senza-scorza

Claecano privo di guaina protettiva.

Il parto avviene sempre preferibilmente in acqua, o al massimo in una nube di sfelvio: durante il sesto mese la pelle nella zona ventrale smette di rinnovarsi con costanza, divenendo sempre più sottile e permettendo infine ai cuccioli di strappare l’ultima pellicola ed emergere, aiutati dal genitore. Qualora il claecano si trovi in un ambiente arido, il sistema immunitario produrrebbe la guaina protettiva, causando complicazioni anche gravi nel parto. Una cucciolata può andare dai 10 ai 30 avannotti, divisi più o meno equamente tra i due genitori.

I cuccioli di claecana sono dipendenti dal loro genitore per i primi dodici anni di vita, passando i primi cinque aggrappati al suo corpo, nutrendosi di cibo loro provveduto. Al sesto anno incorrono in una prima muta, dopo la quale sono in grado di camminare e nuotare liberamente. Gran parte delle società civilizzate di claecana continua tuttavia a considerare questo stadio ancora parte dell’infanzia.

Al dodicesimo anno, i claecana subiscono una seconda muta, al termine della quale il clarico si è formato del tutto, permettendo loro di acquisire pieno stato di senzienti. In alcune società più primitive questo momento è considerato il passaggio all’età adulta, ma la maggior parte di claecana considera il ventesimo anno il reale primo momento di maturità.

Un claecano può riprodursi già dopo la seconda muta a dodici anni, ma una gravidanza prima dei diciassette è considerata da molti un rischio inutile, tenuto conto del pesante stress cui il corpo è già sottoposto a seguito dell’ultima grande metamorfosi.

L’aspettativa di vita di un claecano può mutare grandemente, passando dai sessanta anni a due volte tanto; ciò è determinato sia dalle condizioni del singolo individuo e il suo accesso a forme di medicina e sussistenza avanzate sia dal tempo che il claecano ha trascorso in apnea o, più in generale, in luoghi aridi. Per quanto i casi di claecana centenari siano rari, sono consistentemente trovati in quegli esemplari che non abbiano mai abbandonato l’habitat marittimo. Il processo d’invecchiamento è ugualmente legato al tipo di stile di vita e medicine accessibili al claecano e si mostra tramite un indebolimento di corpo e sensi e una perdita di colore e luminosità nella pelle. Molti claecana anziani tendono a soffrire nei loro ultimi anni di un disturbo che porta la loro pelle a perdere progressivamente del tutto la propria consistenza, rendendo i loro arti sempre più fragili, esposti ad agenti nocivi e desensibilizzati.

Società

Psicologia e cultura

I claecana sono creature solitarie e timide, prone all’introspezione e alla cautela. Per quanto specialmente le comunità integratesi ad altre società di umanoidi possano produrre individui con atteggiamenti più aperti, un claecano si trova tendenzialmente a disagio (oltre che in difficoltà fisica) a comunicare con un altro individuo che si trovi nelle sue immediate vicinanze.

Questo atteggiamento d’isolazionismo è particolarmente comune nei claecana rimasti per lungo tempo in apnea, che, nel loro caso, può anche arrivare a tramutarsi in aggressività.

Le società di claecana in passato sono sempre sorte come reti di contatto a distanza tra individui che di fatto occupavano luoghi molto lontani tra loro, senza mai incontrarsi di persona per gran parte della propria vita. Per contro, comunità più dense sono nate più di recente per necessità, a seguito dell’interazione con altre specie umanoidi e alla distruzione del loro governo più esteso.

Religione

I claecana hanno sviluppato diverse religioni e correnti filosofiche, diffuse tra loro tramite scambio di segnali infrasonori e anche tra altre società umanoidi. Creature particolarmente introspettive, sono a volte ritrovati come distinti pensatori in università aliene, altre volte come pericolosi dissidenti.

Le loro società hanno prodotto molte religioni astratte e complesse, abbandonando quasi del tutto politeismi e animismi tribali, ma sono rimaste sempre per certi versi sensibili ai culti mistici dei rettiliani e all’influenza delle phyllisalie.

Nomi

I claecana tendono a dare un unico nome ai loro figli, un nomignolo di nascita, accompagnato dal patronimico. Una volta raggiunta la seconda muta o, in alternativa, la maturità del ventennio, un claecano solitamente abbandona il proprio nomignolo, scegliendo egli stesso un nuovo nome da accompagnare al patronimico. Naturalmente, tutti i nomi di un claecano sono trasmissioni di frequenze inaudibili all’orecchio della maggior parte degli umanoidi; quando un claecano si ritrova a interagire per un periodo di tempo prolungato con umanoidi incapaci di percepire la sua lingua, finisce spesso per ricevere un altro nomignolo da parte dei suoi compagni. Questi nomignoli possono variare grandemente e dipendono prevalentemente dalla cultura e specie dei suoi compagni piuttosto che del claecano stesso.