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Antica Echirochia - Mappa

L’antico regno di Geros IV, ha plasmato l’intera storia del continente occidentale e viene visto dai suoi eredi come l’ideale d’unità e potere ed una perduta età d’oro, corrotta dall’influenza malefica dei rettiliani.

Storia dell'Impero Echirochese

L'Impero Echirochese, fondato ad un punto non ben precisato del XVI secolo dAh, ha un passato nebuloso. Vi sono numerose controversie riguardo la sua fondazione e la sua evoluzione; la maggior parte delle fonti ancora esistenti risale sfortunatamente solo all'ultimo periodo della sua esistenza, quando ha raggiunto la sua massima estensione sotto la guida del tiranno Sis-Rach e i suoi eredi, per poi rapidamente decadere e crollare.

Il Giuramento di Fondazione (1700 dAh)

L’origine dell’Antica Echirochia è avvolta nel mistero, con due versioni contrapposte perorate da Eredità Chirochese e Clan dei Denti Nebbiosi. Secondo la prima versione, l’Echirochia sarebbe stata creata da Darrasidio il Fondatore, un ingegnoso conquistatore che sarebbe stato in grado di domare i Clan virkana che per secoli avevano razziato le popolazioni umane locali; secondo l’altra, Darrasidio, capo eletto delle tribù umane riunite, avrebbe forgiato un’alleanza alla pari con Opibari, capo eletto dei Clan virkana. Questa seconda versione è particolarmente disprezzata dai chirochesi sia perché pone i licantropi quali alleati paritari sia perché implica Darrasidio fosse un semplice inviato di tribù confederate, piuttosto che un monarca ereditario.

La datazione della fondazione resta ugualmente un argomento controverso, per quanto tra studiosi di Atlasea e accademici di Quarica: secondo i primi il 1700 dAh è la data di fondazione del governo unitario, prima di cui vi erano solo tribù, mentre secondo i quaricani il 1700 dAh è semplicemente la data di sottomissione dei virkana, prima di cui l'Impero era già esistito per secoli come governo multirazziale in cui gli umani dominavano su xynos, sintetici e sirenoidi di spiaggia.

L’Era di Concordia (1700 dAh - 1755 dAh)

Per quanto le fonti riguardanti il periodo siano scarse, a causa di numerosi rimaneggiamenti da parte di hiki-tushi e occultisti chirochesi, l’opinione comune, sia degli virkana sia degli umani, è che il primo regno di Darrasidio sia stato lungo e prospero, con numerosi nuovi insediamenti fondati, concordia tra cittadini e licantropi ed espansione pacifica dei confini.

La Guerra dei Lampi (1755 dAh - 1759 dAh)

L’arrivo dell’Ingannatore Roco è stato da sempre riportato durante un’eclisse terribile, accompagnata da altri eventi sovrannaturali, tramite cui la progenie rettiliana avrebbe ingannato gli echirochiani nel farsi credere un inviato divino. Anche in questo caso, vi sono due versione contrapposte dell’evento che scatenò la Guerra dei Lampi: secondo gli storici chirochesi, il tushi sarebbe stato in grado di aizzare i virkana segretamente contro gli umani, giungendo poi in soccorso degli echirochiani con le proprie stregonerie; secondo le leggende virkana, l’Ingannatore avrebbe fatto leva sull’ambizione degli umani per spingerli a tentare di sottomettere i licantropi, dando così inizio alla guerra. Non vi è discordia tuttavia in come, tramite i suoi inganni, assassini, le sue stregonerie e creature alchemiche, l’Ingannatore Roco sia stato in grado di imporre il proprio dominio sull’Antica Echirochia in pochi anni, autoproclamandosene Gran Re.

Il Regno di Tifsisoh Tlitl 'rrpt Sis-Rach (1759 dAh - 1824 dAh)

L’Ingannatore Roco è considerato il più depravato dei monarchi Sis-Rach. Gli aneddoti sulla sua crudeltà, codardia e dissolutezza sono innumerevoli; le storie dei virkana a riguardo tendono a concentrarsi sul suo atteggiamento infido e debole, focalizzato sull’eliminazione dei propri avversari tramite assassini e complotti, e su come costringesse i propri sudditi a umilianti dimostrazioni di sottomissione alla sua presenza; le leggende degli umani invece si focalizzano sulle orge cui costringeva le figlie dei signori echirochiani e le torture inumane escogitate per punire i propri nemici. Il Regno dell’Ingannatore vede una rapida centralizzazione del governo echirochiano, sostenuta dai golem, le stregonerie e i mostri del tiranno.

L’Interregno dei Sette Dissiadiochi (1824 dAh – 1854 dAh)

L’Ingannatore Roco muore nel proprio sonno, sfuggendo a qualunque giustizia terrena e abbandonando il proprio regno ad anni di sangue e tradimenti: l’infida progenie creata dal tiranno nel suo vasto harem, per quanto composta da giovani principi, non perde tempo per contendersi selvaggiamente l’eredità paterna. Dei venticinque figli di Tifsisoh, in un anno ne rimangono solo Sette a dividersi in malcelata discordia l’Antica Echirochia.

Shaaripteh la Falsa Prima, secondogenita di Tifsisoh e uccisore del proprio fratello maggiore, fu il più potente dei Principi, e di fatto Regina dell’Echirochia, essendo riuscita a mantenere controllo sull’antica capitale e molti degli incantesimi del genitore.

Zraaath il Senzaspina, settimogenito di Tifsisoh, acquisì una posizione di preminenza avendo in spiato il padre chiamare la maggior parte dei propri golem e avendone quindi imparato i nomi di battesimo.

Etttzah la Strappaseme, quartagenita di Tifsisoh, fu una spietata guerriera e astuta stratega.

Dres’es’ssen il Graffiato, terzogenito di Tifsisoh, riuscì ad acquisire una posizione di rilievo trafugando molti dei monili del padre alla sua morte.

Clclstren lo Stringavene, quindicesimo figlio di Tifsisoh, divenuto noto per lo sterminio di interi villaggi sotto la propria giurisdizione.

Rech’trran il Molle, undicesimo figlio di Tifsisoh, divenuto compagno incestuoso di Shaaripteh.

Li’t’tlitsen l’Ultimo, sedicesimo figlio di Tifsisoh, divenuto compagno di Zraaath.

L’interregno dura per trent’anni, durante i quali i Sette, non contenti di dividersi le terre già sotto il loro controllo, spingono l’Echirochia a sempre più rischiose conquiste, portando l’impero alla sua più grande estensione.

La Teocrazia di Aruve (1854 dAh – 1957 dAh)

Nel 1854 dAh le stregonerie dei Sette si rivoltano contro di loro, i golem rompono le catene della loro schiavitù e i Dissiadiochi, iniziato a combattere fra loro, finiscono per essere sopraffatti da una rivolta popolare dell’emergente culto di Aruve. L’ultimo a sopravvivere, Dres’es’ssen, viene catturato e umiliato, ma sfugge alla morte ascendendo ai cieli e giurando vendetta. Le versioni riguardo alla storia del secolo successivo sono contrastanti: alcuni studiosi della Chiesa Aruvese affermano l’Impero fosse riorganizzato dai primi sacerdoti della Chiesa stessa, mentre altri ritengono un lontano erede di Darrasidio fosse stato posto sul trono. Infine, studiosi di Atlasea si sono ritrovati in contrasto con i loro colleghi di superficie riguardo la diffusione dell’Aruvesimo nell’Echirochia del secolo, affermando la religione fosse poco più di un culto elitario con pochissimi appartenenti, piuttosto che la fede dominante, con pieno supporto popolare. L’Impero Echirochiano continua ad espandersi sotto il nuovo governo, stringendo alleanze con sirenoidi, xynos e virkana, fino a che, nel 1867 dAh, i tushi ritornano durante un’altra eclissi totale, ingiungendo agli echirochiani di fermarsi alle coste occidentali e non proseguire oltre, salvo incorrere in una punizione divina.

Nel 1924 dAh, l’Impero da inizio ai grandi lavori di costruzione della Costola, una grande struttura difensiva che potesse proteggerli dai tushi. Per quanto la costruzione continui in maniera ininterrotta per più di cinquant’anni, la muraglia non viene di fatto mai usata fino a dopo la caduta dell’Impero. Al termine del secolo, gli zeon entrano in contatto con gli echirochiani, in un primo momento con ostilità, ma divenendone in seguito alleati. San Eluchiervo, storico Arciprete aruvese, è nominato nelle poche fonti come membro di spicco come rappresentante dell’Impero alla firma col primo Disco Zeon, per quanto altri storici affermino si trattasse semplicemente dell’inviato diplomatico in nome del Gran Re. Il contatto con gli zeon porta gli umani d’Echirochia a scoprire la reale identità degli hiki-tushi; al termine del secolo, una grande spedizione, guidata da Tuzah, accolito del Photio, viene organizzata per esplorare i mari occidentali. Sfortunatamente i membri della spedizione, catturati e stravolti dalle stregonerie dei tushi, ritornano in Echirochia privi di senno e muoiono non molto dopo.

Alla violazione dei mari occidentali segue un periodo di disordini e complotti, orchestrato in segreto da agenti degli Emiri rettiliani. Pochi resoconti sono sopravvissuti in merito a quest’epoca, l’unica certezza rimane nella data di dissoluzione dell’Impero, il 1957 dAh.

Storia dell'Eredità Chirochese

L'Eredità, nata nelle più orientali province dell'Impero, si è tramutata nel corso dei secoli come il più potente degli Stati successori d'Echirochia, assimilando o sottomettendo diversi altri pretendenti nel corso della propria storia e continuando ancora nel XXIV secolo dAh nel suo tentativo di rifondare l'Antico Impero, supportata da potenti alleati interplanetari.

Il Regno di Sant’Axandeo I Derraneon (1952 dAh – 1968 dAh)

Già al potere a Quarica quale Duca dell’Acqua, Axandeo si proclama Re del Vecchio Est nel 1957, a seguito delle insurrezioni anarchiche che dilaniano la capitale della Vecchia Echirochia. Axandeo, politico consumato e situato in una provincia lontana, dove i tushi avevano minore influenza, riesce in pochi anni ad eliminare la competizione circostante e a salvare l’ultimo vescovo di Aruve, Melifente, investendolo della carica di Arciprete, rimasta vacante alla caduta dell’Impero. In ricambio, Melifente, che aveva trafugato ai tushi la corona dell’Antica Echirochia, incorona Axandeo I Erede d’Echirochia, secondo quella che sarà la tradizione per tutti i successivi monarchi. La cerimonia e la riorganizzazione della Chiesa Aruvese a Quarica rimangono i principali successi del regno di Axandeo I. Le sue campagne militari hanno esito misto, piagate dalle razzie dei virkana e i complotti dei tushi; tutti i suoi tentativi di riconquistare le province centrali ed aprirsi una strada per la vecchia capitale risultano in fallimenti a causa dei suoi rivali della Legione Trensa e della Dachiracia, un’altra provincia divenuta regno indipendente. Axandeo I muore di malattia, in vecchiaia, lasciando il suo regno in eredità al proprio figlio primogenito, Axandeo II.

Il Regno di Axandeo II Derraneon (1968 dAh – 1994 dAh)

Avendo ormai una base stabile di potere, Axandeo II decide di focalizzare le proprie risorse alla riconquista delle province occidentali. Durante il suo regno l’Eredità si allea brevemente con la Legione Trensa nel 1970 dAh e riceve atto di sottomissione da Adrevion, il fondatore del Patto d’Aurora, nel 1978 dAh. Con il loro supporto, il nuovo Re ottiene diverse vittorie contro i tushi e la Dachiracia, acquisendone alcuni dei territori e, così facendo, dando all’Eredità un affaccio diretto sulle province centrali della Vecchia Echirochia.

Con la morte di Adrevion, nel 1991 dAh, il Patto d’Aurora ha una crisi di successione, in cui Axandeo supporta Endronaco.

Axandeo stesso muore pochi anni dopo, assassinato dai tushi nel proprio accampamento militare.

La Reggenza di Tassipako I Derraneon (1994 dAh – 1999 dAh)

Poiché Axandeo non era stato in grado di produrre eredi maschi e il figlio della sua primogenita, Aristemo, è ancora troppo giovane per succedergli alla sua morte, l’Eredità viene posta sotto la reggenza di Tassipako, fratello minore di Axandeo II.

Non volendo rischiare una crisi di successione, Tassipako mantiene la stessa politica del fratello e si occupa per quanto possibile di tenere Aristemo al sicuro, affinché la dinastia non sia spezzata. I suoi sei anni di reggenza sono impostati più sulla difesa, ma finiscono ugualmente con la sua morte per avvelenamento.

La Reggenza di Elicorea I “La Falsa” Marverikon (1999 dAh – 2004 dAh)

Nonostante alla morte di Tassipako Aristemo sia dodicenne e già abbastanza maturo da poter succedere al trono, sua madre Elicorea riesce a posporre la coronazione nei primi tempi, prendendo di fatto potere a Quarica. La sua politica diviene ancora più difensiva di quella di Tassipako e voci maligne iniziano a girare sul suo conto. Alla fine, supportato da Endronaco, Aristemo riesce a svelare la vera natura della reggente, sostituita da uno spirito maligno dalle stregonerie dei tushi per sovvertire la Corona.

La Falsa Elicorea viene bruciata al rogo e le sue ceneri sono esorcizzate; il corpo della vera regina non è mai ritrovato.

Il Regno di Aristemo I Derraneon (2004 dAh – 2022 dAh)

Avendo giurato vendetta per la morte di entrambi i genitori alla sua incoronazione, Aristemo riprende una politica estremamente bellicosa. Nel 2008 dAh, l’Eredità forgia una nuova alleanza con la Legione Trensa e nel 2011 dAh i pochi rimasugli della Dachiracia si sottomettono formalmente alla Corona chirochese. Nel 2015 dAh ha luogo una grande battaglia, che evita per poco di trasformarsi in disastro quando gli stregoni tushi prendono controllo dell’Alto Generale, rivoltando i trensani contro i chirochesi nel mezzo dello scontro. Il ritorno del Capitolo esiliato del Patto d’Aurora previene gran parte del massacro e consente agli eserciti di procedere al sacco e allo sterminio di Neffferia. Aristemo ritorna celebrato e onorato a Quarica, ma, non ancora soddisfatto del proprio successo, riparte poco dopo in un’altra campagna di conquista, durante la quale trova la morte, ucciso sul campo di battaglia.

Il Regno di Tassipako II Derraneon (2022 dAh – 2036 dAh)

Non avendo generato eredi, Aristemo passa il trono a suo cugino, figlio di Tassipako I. Tassipako II decide di interrompere le campagne militari e concentrarsi sul riordinamento degli affari interni dell’Eredità. Tra le sue opere più riconosciute vi è la canonizzazione di Axandeo I, tramite cui Tassipako II cerca di formalizzare il crescente culto del primo Re chirochese che si stava sviluppando tra la popolazione, prima che divenisse un’eresia della Chiesa Aruvese. Tassipako II è stato anche reso famoso dall’opera tragica “La Regina Raspata”, un racconto romanzato della sua storia con la propria consorte Setafanne. Secondo i resoconti dell’epoca, Setafanne, figlia di un Barone dell’Acqua, sposatasi con Tassipako, avrebbe rivelato la propria natura di tushicide al suo primo parto, dando alla luce una creatura scagliosa. Scoperto l’inganno, Tassipako, secondo la leggenda, avrebbe respinto le sue lusinghe e sarebbe stato a malincuore costretto a uccidere sia lei sia il proprio figlio, dando poi inizio ad una spietata inquisizione contro la sua Casata per estirpare altre progenie rettiliane.

Tassipako II si suicida infine nel 2036 dAh, dopo essersi assicurato di aver epurato l’aristocrazia quaricana dal sangue tushicide.

La Reggenza Oliparco I Zassarikon (2036 dAh – 2042 dAh)

L’unico figlio di Tassipako, nato da seconde nozze, è ancora un infante alla sua morte, di conseguenza l’Eredità viene affidata in reggenza ad Oliparco, padre della seconda moglie di Tassipako. Già anziano, il reggente si ritrova presto sotto attacco da parte di numerosi partiti politici che ne invidiano l’influenza acquisita, primo fra tutti Eloriko Derraneon, capo del Primo Capitolo del Patto d’Aurora, proveniente da un ramo minore dei Derraneon. Nel 2041 dAh, Femericon il Prematuro, figlio di Tassipako, muore in circostanze sospette. Ad un anno di distanza lo segue Oliparco, apparentemente morto per età avanzata.

Il Regno di Plumarco I “Lo Svezzato” Derraneon (2042 dAh – 2059 dAh)

Alla morte di Oliparco, Eloriko utilizza le risorse del Primo Capitolo per porre sul trono un suo figlio illegittimo, Plumarco, un infante di tre anni, e governare così in sua vece. La decisione crea un profondo scontento nell’aristocrazia del Vecchio Est, ma Eloriko utilizza la propria influenza quale Primo Mistico per sopprimere qualunque voce di critica sotto una serie di feroci inquisizioni, ufficialmente nell’interesse di estirpare possibili sette tushiche o stregoni irregolari nel Regno. In contemporanea, Eloriko avvia una riforma dei governatorati delle province occidentali, infittendone l’apparato burocratico e dissolvendone la più giovane e debole aristocrazia locale. Nel 2059 dAh, il capo del Secondo Capitolo viene scoperto essere divenuto un necromorfo e viene distrutto; l’avvenimento convince Eloriko della necessità di una modifica nel Papiro della Fondazione e di una riconciliazione tra i due Capitoli, reclamando per sé anche la guida del Secondo. Tali pretese causano una guerra civile nel Patto d’Aurora ma, così come si era servito degli Scheggiati del Primo Capitolo per assicurarsi il governo dell’Eredità in passato, Eloriko si serve degli eserciti dell’Eredità per assicurarsi l’obbedienza dei Capitoli. Sfortunatamente i numerosi scontri necessari ad assicurargli la vittoria portano ad una decimazione dei discepoli di entrambi i Capitoli.

Eloriko opera la Revisione Innominata, cambiando il corso della storia del Patto d’Aurora e, essendo Plumarco I morto assassinato durante la guerra, decide di proclamarsi Re Chirochese egli stesso.

Il Regno di Eloriko I “Lo Scoronato” Derraneon (2059 dAh – 2071 dAh)

L’accentramento di potere eccessivo di Eloriko lo porta ad essere sempre più invidiato dall’aristocrazia del Vecchio Est. A peggiorare la situazione, alla morte di Plumarco I, l’Arciprete Besestio IV si rifiuta d’incoronare Eloriko Erede d’Echirochia. La disapprovazione della Chiesa Aruvese, unita al clima di paura e oppressione causato dalle pattuglie dei discepoli dell’Aurora, spargono lo scontento dall’aristocrazia alla popolazione. Ciononostante Eloriko riesce a mantenere il potere per altri dodici anni, prima di morire, ucciso in una sortita contro un gruppo di cultisti tushicidi.

Il Regno di Eloriko II “Il Caduco” Derraneon (2071 dAh)

Per quanto Eloriko avesse lasciato nella propria eredità la Corona al suo primogenito legittimo, Eloriko II, alla sua morte una coalizione di nobili, demagoghi e discepoli dissidenti è pronta a strappare i titoli all’erede. I sostenitori di Eloriko II sono così pochi che non ha neanche luogo una guerra civile: un rapido colpo di stato pone fine al regno di Eloriko II a pochi mesi dalla sua ascesa al trono. L’Arciprete Besestio IV, vecchio e morente, decide finalmente di incoronare Nevazamos Zassarikon, fratello minore di Oliparco, Erede d’Echirochia.

Il Regno di Nevazamos I Zassarikon (2071 dAh – 2092 dAh)

Nel suo ventennio al potere, Nevazamos si preoccupa principalmente di accontentare la sua base di supporto tra aristocrazia e popolo, allontanando gli appartenenti ai Capitoli da posizioni di potere e impiegandoli nelle guerre contro i tushi e di conquista in Echirochia. Così facendo, Nevazamos inasprisce ulteriormente il rapporto tra Eredità e Patto d’Aurora, i cui nuovi capi si sentono sempre più limitati nella loro azione di purificatori.

Quando nel 2087 cade Ni’ji’ssssaffa, l’ultima città-stato degli Emirati Tushici, Nevazamos si pone a difesa dei profughi rettiliani, insieme al governo atlaseano. A seguito di questo affronto, il Patto d’Aurora non supporterà mai più attivamente la Corona Chirochese fino al momento del suo esilio.

Asceso al trono già in età avanzata, Nevazamos mantiene la Corona fino alla propria morte per cause naturali.

Il Regno di Nikodarvo I Zassa-Derraneon (2092 dAh – 2124 dAh)

Nato dall’unione di Nevazamos e una nobildonna Derraneon minore, Nikodarvo ascende al trono senza opposizione, acquisendo il nome della propria illustre dinastia materna e continuando la linea paterna di distanziamento dal Patto d’Aurora. Con gli Emirati Rossi ormai distrutti, il regno di Nikodarvo si concentra sulla solidificazione del potere della Corona sui territori già acquisiti. È anche il primo Re chirochese ad ottenere il controllo sul Teletrasportatore Phokalyd, fino ad allora rimasto soggetto alla Legione Trensa.

Durante il suo regno ha luogo la Luna d’Autunno, una rivolta d’indipendenza dei Clan virkana sotto il controllo dell’Eredità Chirochese, avvenuta a seguito di una violenta epidemia; Nikodarvo schiaccia i dissidenti sanguinosamente e nuove leggi anti-licantropi sono passate.

Il Regno di Aristemo II “Il Vetusto” Zassa-Derraneon (2124 dAh – 2208 dAh)

Asceso al trono alla morte di suo padre ad appena vent’anni, Aristemo è una figura controversa nella stori chirochese. Politico esperto fin dalla gioventù e stretto amico di uno zeon, Budlo, è pressoché dato per certo si trattasse di un telepate, ma, poiché il suo regno è considerato uno dei più prosperi nella storia dell’Eredità, le autorità ecclesiastiche tendono a dissuaderne la rappresentazione come parapsichico. Il fatto che non sia stato in grado di produrre alcun erede con le sue tre mogli ha portato alcuni a supporre avesse tendenze devianti, o, ancora peggio, non fosse davvero un umano.

Sotto la sua guida l’Eredità Chirochese stringe accordi sempre più saldi con i Dischi Zeon e prende per mette per la prima volta in contatto ufficiale il governo umano con la Confederazione Grigia. Il suo regno vede anche una profonda riorganizzazione e modernizzazione dell’apparato burocratico di Quarica tanto quanto delle province centrali.

Ciò per cui è più ricordato resta tuttavia la cacciata del Patto d’Aurora, avvenuta a seguito del massacro del 2171 dAh. I rapporti tra i due Capitoli e la Corona Chirochese avevano continuato a degradare nell’ultimo secolo e, per quanto Aristemo avesse cercato di trovare punti di contatto con i discepoli d’Aurora, ottenendo almeno un successo parziale col Secondo Capitolo, a seguito dell’eccidio del 2171 dAh, durante cui alcuni Scheggiati, nell’impeto dell’epurazione di alcuni ghepprin e leselin, finiscono per uccidere accidentalmente alcuni bambini umani, il Re si ritrova costretto a tagliare qualunque contatto con l’organizzazione ed esiliarla da Geros IV.

Con la partenza del Patto d’Aurora, Aristemo II si occupa dell’arduo compito di creare una nuova organizzazione che potesse sostituirli. Già in passato suo padre Nikodarvo aveva fatto uso di occultisti personali, raccogliendo individui fidati che non fossero legati ai Capitoli, per la propria sicurezza. Aristemo II, costruendo su questa base, fonda la Torre Accademica Reale degli Occultisti, i cui membri sono istruiti secondo i dogmi della Chiesa Aruvese e vincolati da un giuramento di fedeltà alla Corona chirochese. Studiosi di ogni genere vengono raccolti nella Torre che, in poche generazioni, diverrà un’invidiabile scrigno di conoscenze proibite, fedelmente custodite da uomini al servizio del Re di Quarica.

Al termine del proprio regno, l’unica cosa che Aristemo non è ancora riuscito ad ottenere è un erede. Raggiunta la veneranda età di ottant’anni, la sua mente comincia a dimostrare i primi segni di senilità. Per altri vent’anni il monarca continua a regnare, senza più abbandonare il proprio palazzo.

Nell’ultimo anno del proprio regno, il 2208 dAh, ormai troppo debole per abbandonare il proprio letto o anche solo parlare, il re centenario, assistito da Budlo, lascia l’Eredità Chirochese ad uno dei suoi nipoti, Darimano, figlio di una sorella minore. Quindi, si lascia trasportare via da Budlo, sparendo tra le stelle.

Il Regno di Darimano II “Il Maledetto” Zassa-Derraneon (2208 dAh – 2217 dAh)

Aristemo II è considerato l’ultimo Re “buono” della dinastia cadetta Zassa-Derraneon. Per quanto Darimano non avesse iniziato il suo regno né da incompetente né da tiranno, il Fato aveva altro in serbo per lui.

Leggenda narra che, durante la festa notturna di festeggiamenti per l’incoronazione del nuovo sovrano, Darimano abbia fatto un lungo discorso ai suoi vassalli, riguardo quanto semplice sarebbe stato governare l’Eredità con le basi lasciategli dal suo prozio scomparso e di come la Corona avrebbe presto dominato sull’intero vecchio Impero, senza più tushi e Scheggiati a ostacolarla. Secondo la leggenda, all’ultima affermazione una vecchia in stracci sarebbe emersa dalla folla di nobili convitati, rispondendo a Darimano che, se qualora il re lo desiderasse, avrebbe potuto rendere il suo regno una sfida più interessante; alterato dal vino e dal tono della vecchia, Darimano le avrebbe risposto che ne sarebbe stato lieto. La vecchia sarebbe quindi svanita in uno sprazzo di scintille, senza lasciare traccia della propria presenza.

Da quel momento in poi, il regno di Darimano si trasforma in un incubo: le riserve di acqua estratte dalla sua porzione di Ceppo si tramutano in vino acido; di notte schiamazzi sovrannaturali riecheggiano senza fine nel palazzo reale, impedendo a chiunque di dormire; durante un banchetto diplomatico, la portata di un funzionario zeon prende vita nel suo stomaco, salterellandone fuori, trascinandosi dietro i suoi intestini; la moglie di Darimano impazzisce, iniziando a parlare unicamente per versi cantati, sua sorella comincia una sera a ballare forsennata al ritmo degli schiamazzi notturni, continuando fino a cadere esanime al suolo la mattina successiva. Questi e altri grotteschi accadimenti piagano la corte del Re e, nonostante l’instancabile opera degli occultisti reali, non vi è esorcismo o sigillo che possa salvarlo. Neanche i parapsichici zeon, chiamati in un momento di disperazione, sono in grado di trovare una soluzione al problema.

Darimano continua a regnare ancora per nove anni, cercando di combattere l’influenza malevole e guidare il proprio regno, ma lo stress e gli incidenti lo indeboliscono sempre più, portandolo infine a malattia e morte.

Il Regno di Darimano III “Il Saltafosso” Zassa-Derraneon (2217 dAh – 2229 dAh)

Darimano III, succeduto al trono alla morte del padre, è il secondo Re, dopo Eloriko I, a non essere formalmente incoronato dall’Arciprete di Aruve. A differenza di Eloriko, è Darimano III stesso a rifiutare la Corona: cresciuto fervente servitore del Sole, afferma di non voler infangare la santità della Corona d’Echirochia con la maledizione che grava sul suo casato, facendo voto di accettarla solo quando la macchia fosse stata lavata. Nel suo fanatismo, Darimano III, finisce per credere che la maledizione sia la conseguenza della depravazione dell’Eredità. Di conseguenza manda al rogo diversi occultisti reali e brucia molti dei libri proibiti custoditi nella Torre Accademica; quindi, vieta i contatti commerciali con Atlasea e scaccia malamente gli ambasciatori zeon. Le guardie reali vengono sguinzagliate per le strade di Quarica, trucidando a vista qualunque non umano incontrino, ma per ogni sua nuova atrocità, Darimano III viene ricompensato con nuove afflizioni, per sé e per i suoi famigliari.

Il periodo d’instabilità prolungata nella capitale, combinato con la politica xenofoba del nuovo Re, inizia a creare scontento nella classe nobiliare e in quella mercantile, ma Darimano ignora le loro proteste. Alla fine, perso del tutto il senno, comincia a guidare gruppi di guardie per l’interno del palazzo reale ogni sera, inseguendo l’elusiva fonte degli schiamazzi notturni, sparando ad ogni ombra. In questi anni alcune delle province settentrionali dei virkana cominciano a rendersi indipendenti e la Legione Trensa riprende il controllo sul Teletrasportatore Phokalyd.

In una notte d’estate del 2229, suo figlio, già portato alla follia, guida il padre verso una balconata, affermando di aver visto il demone correre in quella direzione, e Darimano si getta urlante nell’impeto, sfracellandosi in Quarica Bassa.

Il Regno di Axandeo III “Il Sussurrato” Zassa-Derraneon (2229 dAh – 2244 dAh)

Axandeo III, è il più odiato tra gli Zassa-Derraneon, a volte accomunato agli stessi Sis-Rach per perversione. Acquisito il trono a sedici anni dopo aver causato la morte del padre, è il terzo Re cui viene negata l’incoronazione dall’Arciprete Aruvese, nel suo caso come diretta conseguenza per aver ordinato alle sue guardie di inondare la grande cattedrale di Aruve con le casse di vino acido accumulate dalla sua dinastia negli ultimi decenni. Axandeo III afferma di aver convinto la presenza malefica a rimuovere la maledizione dalla sua dinastia divenendone intimo amico; in molte occasioni, le fonti contemporanee affermano di averlo sentito discutere con un fantomatico “Baron Blippaton”, ma è difficile dire se si trattasse davvero dello spirito che aveva maledetto suo nonno o semplicemente un frutto della sua mente delirante. Certamente, a prescindere da quanto affermato da Axandeo III, gli strani eventi a palazzo reale non si interrompono né affievoliscono durante il suo regno, venendo semplicemente ignorati dal nuovo sovrano. Molte delle leggi restrittive imposte da Darimano II vengono annullate dal figlio, che accoglie nuovamente xynos, virkana, atlaseani e zeon a Quarica. Sfortunatamente la sua instabilità e i suoi scherzi crudeli lo portano solo a inimicarsi nuovi partiti e trascinare il Vecchio Est nel caos a seguito di assurde leggi, prima fra tutte il divieto alla plebe di dormire di notte, reso necessario a sua detta per evitare che i sogni rozzi si mescolassero a quelli elevati dell’aristocrazia e li imbrattassero di sudiciume.

Nel 2240 dAh, Axandeo bandisce tutti gli Occultisti Reali e si rinchiude nella Torre Accademica, presumibilmente iniziando a studiare i libri proibiti. Nei quattro anni successivi ci sono numerosi tentativi di irrompere nella Torre, ma vengono tutti sventati dalle stregonerie del Re folle. Finalmente, nel 2244 dAh, il regno di Axandeo III ha termine, in una fragorosa e improvvisa esplosione.

Il Regno di Axandeo IV “L’Altalenante” Zassa-Derraneon (2244 dAh – 2289 dAh)

Alla morte del padre, Axandeo IV è l’ultimo dei Zassa-Derraneon ancora in vita, gli altri o vittime della follia del padre, o dei suoi rivali, o della maledizione. Di costituzione debole e carattere malinconico, Axandeo ascende al trono inizialmente a causa delle manovre di alcuni sicofanti di suo padre. Quarto Re a non essere incoronato dall’Arciprete, viene prontamente scalzato dal trono da una coalizione di Duchi dell’Acqua, guidata da Tarranio Bornofakas, che s’installa quale legittimo Re chirochese ed esilia Axandeo IV. Il giovane spodestato non ha neanche il tempo di lasciare Quarica che viene richiamato a palazzo: essendo Tarranio curiosamente deceduto per aver defecato il proprio cervello nelle latrine reali.

Seguono altre due settimane di regno apatico, durante cui Axandeo annulla molte delle leggi insensate del padre e conferisce nuovamente autorità e Torre agli Occultisti Reali. Allo scadere della seconda settimana, una seconda coalizione, questa volta guidata da Aralendo Hypponaran, un influente generale d’esercito di nobili natali, depone Axandeo, col supporto della Chiesa Aruvese. Aralendo richiede subito un’incoronazione ufficiale quale Erede di Chirochia, ma, durante la cerimonia, la corona prende vita e comincia a risucchiarlo e masticarlo non appena è posata sulla sua testa, divorando anche quattro dita dell’Arciprete e lasciando solo una poltiglia di carne ai suoi piedi.

Axandeo ritorna a governare per qualche altro anno, tentando di riappacificarsi con l’Arciprete, ma riuscendo soltanto a causare il trasferimento della sede della Chiesa in un’altra cattedrale a Brakara, una città del Vecchio Est lontana da Quarica, dove rimarrà fino alla fine del suo regno.

Nel 2257 dAh, un gruppo d’avventurieri, avuta notizia della maledizione che grava sulla città, decidono di intrufolarsi nel palazzo reale per catturare Axandeo e costringerlo ad abdicare in favore del loro capo. La missione ha successo e, la mattina successiva, Axandeo IV appare di fronte ad una folla di aristocratici, abdicando formalmente al tale Marvek Drunn, che procede subito dopo a calare la spada sul suo collo, convinto così di spezzare la maledizione, ma finendo invece inavvertitamente per mozzare la propria testa. All’avvenimento, uno dei compagni di Marvek reagisce sparando un colpo di pistola verso Axandeo e ritrovandosi invece con un buco attraverso il petto. I rimanenti membri del gruppo decidono a quel punto di fuggire, mentre la folla riunitasi getta pietre e frutta marcia contro il depresso sovrano, ricevendo in pochi secondi un temporale di vermi e pioggia di vetro dal cielo.

I prodigi del 2257 dissuadono del tutto altri tentativi di spodestare Axandeo che, per quanto maledetto e circondato costantemente da prodigi devastanti, non dimostra particolari devianze, oltre la propria ignavia.

Una volta nel 2261 e un’altra nel 2278, dei disperati, le cui vite sono state rovinate dalla maledizione, tentano di assassinare il monarca, fallendo miseramente. È anche riportato in alcune fonti che lo stesso Axandeo abbia cercato in più occasioni di togliersi la vita, solo per vedere le proprie ferite rimarginarsi o la lama usata tramutarsi in burro al tocco della sua pelle.

Secondo la leggenda, Axandeo avrebbe infine, divenuto ormai vecchio, organizzato un ultimo grande banchetto in solitudine nel palazzo reale, la cui servitù e le cui guardie erano state da lungo tempo licenziate per evitar loro sciagura, e che a tale banchetto l’unico ospite sarebbe stato lo spirito maligno. E, in quell’occasione, si dice che Axandeo sarebbe stato in grado di intrattenere la creatura per tutta la nottata, prima discorrendo di burle passate, poi iniziando a implorare per porre fine alla maledizione, fino a che, giunta l’alba, il vecchio monarca sarebbe stato finalmente in grado di pugnalare il demone, morendo subito dopo al suo fianco.

È difficile dire di preciso quando Axandeo sia morto, poiché, nonostante gli schiamazzi e le luci avessero smesso di infestare il palazzo, nessuno ha osato entrarvi per settimane. Il primo coraggioso a sufficienza si rivela essere uno degli Occultisti Reali, il Magistro Coliferion, che ritrova il cadavere decomposto di Axandeo IV, riverso sulla tavolata di cibo marcio.

Il Regno di Aristemo III Melarvantos (2289 dAh – 2342 dAh)

Con l’estinzione della dinastia dei Zassa-Derraneon, la maledizione su Quarica è finalmente rimossa. Ricevuta notizia della morte di Axandeo IV, l’Arciprete in esilio è rapido a dare la Corona ad un Duca dell’Acqua di Brakara, Aristemo Melarvantos, che a sua volta si affretta a spostare la sua corte a Quarica. Il regno di Aristemo III vede una lenta ricostruzione sulla devastazione della Triade Maledetta, una ripresa di contatti con Atlasea e gli zeon, la sottomissione di alcune province dissidenti e la riconquista del Teletrasportatore Phokalyd.

Sfortunatamente, l’ascesa al trono di una dinastia straniera, porta ad una crisi di successione nella Chiesa al 2305: tradizionalmente al capofamiglia dei Derraneon era assegnato il dovere di eleggere il successore di un Arciprete, ma per la prima volta tale ruolo non coincideva con quello del Re chirochese. In aggiunta, il Concistoro dei Vescovi Venerabili aveva nell’ultimo secolo provveduto ad eleggere il proprio Arciprete in maniera del tutto indipendente, non riconoscendo l’autorita della Triade Maledetta. Il problema viene discusso a lungo e risolto lasciando ai Vescovi Venerabili la possibilità di scegliere un candidato, cui poi il capofamiglia Derraneon, Dovassar, avrebbe potuto acconsentire o porre veto. Per pacificare Aristemo invece, Dovassar avrebbe permesso un matrimonio tra la figlia del vecchio Duca dell’Acqua e uno dei suoi figli, i cui discendenti avrebbero unificato le due dinastie e portato nuovamente stabilità al regno.

Nel 2335 dAh, il Capitolo dei Ritornati si stabilisce su Oberyn II, avvisando formalmente l’Eredità del proprio arrivo. Aristemo III non mostra aperta ostilità nei confronti dei discepoli del Patto d’Aurora, ma decide di considerare ancora valido il loro bando dalla superficie del pianeta, salvo permessi eccezionali garantiti temporaneamente dalla stessa Corona.

Aristemo III continua a governare ancora per diversi decenni, supervisionando la nascita e crescita dei propri nipoti, per poi morire in pace di cause naturali.

Il Regno di Tassipako III “L’Ingegnere” Mela-Derraneon (2342 dAh – 2379 dAh)

Per volontà del padre, Tassipako III viaggia in lungo e in largo in gioventù, sia per l’Echirochia, sia tramite la Vapovia nei Campi Idolatri, sia in altri mondi, attraversando il Teletrasportatore Phokalyd. Quando ascende al trono, Tassipako III è un uomo con esperienza, cultura e acuto intelletto, che mette all’opera per beneficiare Quarica e l’Eredità quanto possibile. La sua unica campagna militare, avvenuta solo due anni dopo la sua successione, nel 2344 dAh, porta al soggiogamento della Zanna Marcia. Sotto di lui vi è un ulteriore processo di modernizzazione tramite accordi con la Gilda dei Macchinisti della Vapovia e il Disco Zeon Egorbodende, processo già iniziato da Aristemo II e poi abbandonato a seguito della maledizione.

Tassipako muore per malattia nel 2379, lasciando il regno in eredità al proprio primogenito.

Il Regno di Aristemo IV Mela-Derraneon (2379 dAh – 2405 dAh)

Aristemo IV continua la linea politica di modernizzazione del padre, ma si ritrova costretto a fare delle concessioni ai Duchi d’Acqua nel 2384 dAh, per ottenere il loro supporto nelle trattative diplomatiche con Egorbodende. Il suo regno è relativamente pacifico, ad eccezione di una grande sommossa di Visciolisti nelle province centrali. La rivolta porta alla necessità di passare nuove leggi anti-tushi e convince Aristemo a riorganizzare in parte la gestione delle colonie nella Zanna Marcia, affinché possano fungere meglio da fortezze-prigioni per dissidenti e progenie rettiliana.

Andato in viaggio ad Atlasea per una visita di circostanza, Aristemo IV muore annegato a seguito di un sospetto malfunzionamento delle valvole di sicurezza dei condotti sottomarini.

Il Regno di Nikodarvo II Mela-Derraneon (2405 dAh – *)

Succeduto al padre già da adulto, Nikodarvo ha preso potere su un regno stabile e in crescita, dimostrandosi un sovrano moderato come i suoi predecessori, ma meno interessato al progresso tecnologico.

Storia della Cleclistrania

imasta per quasi vent’anni sotto la tirannide di Clclstren, la Cleclistrania si è ritrovata più di qualunque provincia sotto l’influenza dei tushi. Clclstren, consumato dalla paranoia, ne ha sterminato le comunità e riscritto la storia; lasciando una cultura distorta per sempre alla sua morte.

Il Regno di Clclstren "Lo Stringavene" Sis-Rach (1835 dAh – 1853 dAh)

Clclstren raggiunge Capo Danfari nel 1835 dAh, usando le truppe al proprio servizio e vari incantesimi per assicurarsi l’intera penisola e impostare trattative con i suoi fratelli e sorelle ancora vivi. Negli anni successivi, il tushi stermina interi insediamenti della penisola nel tentativo di portare la popolazione sotto il suo completo controllo. Numerosi schiavi vengono fatti confluire a Capo Danfari per la costruzione della Torre dei Dissanguati, mentre agenti di propaganda sono sparsi in ogni insediamento superstite, iniziando un radicale indottrinamento dei cittadini, adulti e bambini.

Nonostante tutte le sue precauzioni, gli eccidi di Clclstren portano alla nascita di moti di ribellione a pochi anni di distanza, i cui appartenenti vengono segretamente supportati da alcuni banchi di sirenoidi stanziati nella baia locale. Il movimento di ribellione si consolida, ma viene scoperto dal tiranno nel 1851 dAh, che organizza un altro sterminio nei villaggi in cui si erano nascosti i capi della ribellione. Non contento, Clclstren organizza un grande rituale, getta i corpi dissanguati e smembrati dei suoi nemici nel golfo della penisola, avvelenandone permanentemente le acque e, così facendo, sterminando anche i sirenoidi simpatizzanti che si nascondevano al suo interno.

Ormai dominando una terra quasi del tutto privata di vita, il tiranno sopravvive in relativa pace per un altro anno, ma, quando i movimenti di ribellione dell’Antica Echirochia si spargono nella sua provincia, si ritrova privo delle risorse per resistere all’invasione. Per ancora un altro anno il tiranno rallenta l’avanzata dei ribelli tramite attacchi a sorpresa, trappole e terra bruciata. Tra gli ultimi dei Dissiadochi a cadere, Clclstren viene ucciso nella sua torre, scagliando una maledizione sui suoi carnefici poco prima di essere fatto a pezzi e gettato nel Golfo di Pissera. Secondo un’altra versione, il tiranno, in fuga, sarebbe stato schiacciato dai resti del biggadot di Marverak.

La Teocrazia di Aruve(1853 dAh – 1933 dAh)

Alla morte di Clclstren, i liberatori provenienti dall’Antica Echirochia riportano la provincia sotto il controllo del nuovo governo imperiale. Così come per la maggior parte delle altre provincie, le fonti su questo periodo sono andate in gran parte perdute. Molti degli studiosi concordano la Cleclistrania abbia abbandonato l’Impero anni prima della sua caduta; per i locali ciò sarebbe da addurre ad un’insofferenza per la dilagante corruzione del governo di Rachirochiana, mentre per gli studiosi di Forisapola e Quarica la scissione sarebbe stata provocata da tushicidi ancora attivi a Capo Danfori. Quale che sia la reale ragione, nel 1933 dAh la provincia insorge, guidata da un guerriero appartenente alla setta del Photio.

La Comune Photiana (1933 dAh – 1942 dAh)

Il primo periodo d’indipendenza dall’Impero Echirochiano vede al potere un governo populista: Drabano, il condottiero che ha guidato la ribellione, viene presto costretto all’abdicazione e sostituito da una commissione di altri guerrieri, deferente ad un consiglio di accoliti del Photio. La Comune non dura per molti anni: la sua politica di rigore e moderazione, suggerita dagli accoliti del Photio e imposta brutalmente dalla commissione militari, finisce per causare una nuova ribellione. Il focolaio inizia a Marverak per poi espandersi a Capo Danfori e altri villaggi minori.

Il Periodo Anarchico(1942 dAh – 1974 dAh)

Nei decenni successivi alla sovversione del governo photiano, la Cleclistrania è di fatto priva di un governo unitario, rimasta ormai una terra spopolata e impoverita, senza nessun partito interessato o influente a sufficienza da desiderarne l’unificazione. La situazione muta nel 1970 dAh, quando la Dachiracia inizia a espandersi nelle terre settentrionali della Cleclistrania. Gli insediamenti locali sono incapaci di difendersi dagli invasori, ma, quando un’alleanza di Legione Trensa e Vecchio Est danno inizio a campagne militari contro la Dachiracia stessa, diversi insediamenti cleclistrani cominciano ad assembrarsi in alleanze.

La Saviocrazia di Marabi “La Saggia” (1974 dAh – 2011 dAh)

Ascesa al potere nel 1974 dAh a Marverak, Marabi riesce a unificare gli insediamenti della penisola in pochi mesi. Al tempo ancora una giovane donna senza famiglia, la sua rapida ascesa è stata vista da molti studiosi con sospetto: a parte le accuse di avere sangue rettiliano, è stata in più occasioni accusata di essere parapsichica o strega e aver plagiato le menti degli altri capi locali per costringerli all’obbedienza. Marabi riesce a organizzare una linea di difesa contro la Dachiracia, riuscendo ad ottenere aiuto da un banco di sirenoidi, la Legione Trensa e alcune personalità potenti all’interno della stessa Dachiracia.

Per quasi quarant’anni Marabi guida gli insediamenti delle province, ricevendo profughi in quantità dalle altre province in guerra e adoperandoli per rimettere in sesto l’economia della Cleclistrania e spostando il centro d’interesse di nuovo da Marverak a Capo Danfari. Nel 2011 dAh, la Dachiracia viene conquistata del tutto dall’Eredità Chirochese. Dopo una serie di incontri diplomatici fallimentari, appare chiaro che il Re Aristemo I non tollererà una donna al potere in una provincia così vicina ai suoi confini e Marabi, ormai anziana, decide di abdicare volontariamente, svanendo in esilio subito dopo. Secondo gli storici cleclistrani questa sarebbe prova incontrovertibile che l’autocrate fosse un’umana pura, poiché un tushicide non avrebbe mai abbandonato una posizione di potere di propria volontà.

La Sovrintendenza di Xantu “Il Capitolato” if Satelsh (2011 dAh – 2013 dAh)

Marabi lascia in carica un Consiglio di Anziani alla sua abdicazione, la cui sede è localizzata a Capo Danfari, tra cui viene eletto un Sovrintendente che guidi il governo dell’intera penisola a vita, Xantu if Satelsh. Sfortunatamente per Xantu, alcuni partiti all’interno dell’Eredità Chirochese non sono ancora soddisfatti dall’abdicazione di Marabi ed in pochi anni il governatore chirochese di Forisapola, Alaernos de’ Gamarn, organizza un’armata con i resti della Legione Ghira e della Legione Samata, andate distrutte nelle ultime campagne militari contro i tushi, e le adopera per occupare la Cleclistrania e deporre Xantu, che passerà il resto della sua vita nelle segrete di Forisapola.

La Sovrintendenza di Pirraos “L’Assente” de’ Gamarn (2013 dAh – 2035 dAh)

Alaernos decide di non scogliere del tutto il Consiglio degli Anziani, ma ne sposta la sede da Capo Danfari a Marverak, pone diversi mercanti forisapolensi al suo interno ed impone la scelta di suo cugino Pirraos come successore di Xantu. Pirraos, cresciuto tra gli agi di Forisapola, visita solo raramente la penisola, lasciando gran parte delle delibere al Consiglio e accontentandosi di riceverne i tributi fino alla sua morte nel 2035 dAh, avvenuta durante un viaggio per mare verso Forisapola, durante cui la sua intera nave viene inghiottita da un gigantesco nassauro.

La Sovrintendenza di Carrago “Manocorta” de’ Gamarn (2035 dAh – 2037 dAh)

Dove la noncuranza di Pirraos gli aveva consentito di mantenere controllo sulla Cleclistrania in tranquillità, l’intraprendenza di suo figlio Carrago conduce al disastro. La popolazione locale, già oltraggiata dal fatto che la Sovrintendenza fosse stata passata in eredità alla maniera del Vecchio Est piuttosto che assegnata dal Consiglio, si ritrova completamente indisposto nel momento in cui Carrago si dimostra subito intollerante verso il culto progenitista locale e comincia ad assegnare porzioni di terra della provincia ad altri amici e parenti. I membri del Consiglio, già in rapporto d’amicizia con influenti capibanco sirenoidi e, tramite loro, con dei Patrizi atlaseiani che, nel 2037 dAh, sovvenzionano una sommossa popolare per rimuovere Carrago dal potere.

La Repubblica Atleaseiana (2037 dAh – 2098 dAh)

A seguito della deposizione di Carrago, il Consiglio degli Anziani viene suddiviso in due organi deliberatori indipendenti, localizzati in entrambe le città principali, i cui membri vengono eletti da tutti i cittadini umani della penisola. Di fatto, il potere nei decenni successivi viene raccolto nelle mani di poche famiglie dominanti di demagoghi, che comprano il voto dei meno abbienti in cambio di pinte d’acqua e pleleuti. In questo periodo Capo Danfari viene riconvertito in faro per le navi di passaggio.

Il governo liberale e decentralizzato e i legami commerciali con Atlasea portano anche numerosi profughi tushicidi nella regione, in fuga dagli Emirati Rossi distrutti da Patto d’Aurora ed Eredità Chirochese. La Cleclistrania perde il supporto diretto di Atlasea nel 2083 dAh, ma sopravvive ancora per poco più di un decennio prima che un avventuriero mercenario di nome Baladran, proveniente da Forisapola e reclamante ascendenza dai de' Gamarn, organizza una banda di guerrieri veterani per prendere possesso di quello che ritiene essere il proprio diritto di nascita.

La Dittatura di Baladran “Il Demolitore” de’ Gamarn (2098 dAh – 2158 dAh)

La missione di Baladran ha successo solo parziale, riuscendo ad occupare per mare le terre meridionali della penisola, tra cui Capo Danfari, dove l’avventuriero decide di stabilirsi, dopo aver trucidato tutti gli appartenenti del Consiglio d’Anziani locale. Baladran è un devoto progenitista e, la sua prima preoccupazione a seguito della conquista è l’epurazione non solo delle sette mistiche dei tushi, ma anche dei proselitisti aruvesi. Ottenuto un accordo di non belligeranza con le terre settentrionali sotto la giurisdizione di Marverak, Baladran ordina lo smantellamento della Torre dei Dissanguati. I lavori vanno avanti in maniera discontinua per un decennio, ma, a prescindere da quanto in fretta lavorino gli schiavi operai, le parti rimosse dalla struttura si rimaterializzano nel corso della notte successiva allo smantellamento. In un primo momento Baladran crede si tratti di un incantesimo sui golem e decide di ordinarne la distruzione, causando un’insurrezione di broggan nel 2101 dAh, a seguito della quale tutti i costrutti sono uccisi o espulsi dalla città. Sfortunatamente, anche con la partenza dei golem, la maledizione della Torre continua a impedirne lo smantellamento. Infine, nel 2144 dAh, ottenuto dopo molta ricerca aiuto dal Patto d’Aurora, Baladran si prepara a far saltare in aria l’intero grattacielo che funge da fondazione per la torre, ma a quel punto l’intera popolazione insorge, comprendendo che la devastazione provocata da un simile atto avrebbe distrutto l’intera città. Baladran, inimicatosi anche i suoi compagni legionari, si vede costretto ad annullare la demolizione per preservare la propria carica ed evitare il disastro, ma la torre continua ad ossessionarlo per gli ultimi quattordici anni del suo regno, al termine dei quali si suicida, gettandosi dalla sommità del faro.

La Dittatura di Parrovano Larrankos (2158 dAh – 2181 dAh)

Per quanto Baladran abbia avuto due figli, entrambi sono eliminati subito dopo la sua morte dai suoi ex-compagni d’avventura, che decidono di scegliere fra loro il successore del dittatore suicida. Il legionario scelto è Parrovano Larrankos, un veterano già in avanti negli anni, con una sola figlia come improbabile erede, Flariana. Parrovano intrattiene rapporti diplomatici col saggio Re Chirochese del tempo, Aristemo II il Vetusto, e da inizio ad un processo di completa riappacificazione col governo di Marverak, rendendo poco per volta noto il desiderio di riunire Capo Danfari e gli insediamenti meridionali al resto della Cleclistrania.

Sfortunatamente i suoi compagni mercenari vedono l’unione dei governi come una minaccia al proprio potere e, dopo tentativi di dissuasione andati a vuoto, ne congiurano l’assassinio nel 2181 dAh, guidati da Ghyuran de’ Pyllan, marito di Flariana.

La Dittatura di Mylon Immassion (2181 dAh)

Ghyuran non ha modo di beneficiare del proprio complotto, venendo avvelenato, insieme a più della metà dei suoi compagni, dalla moglie, che fugge subito dopo a Marverak, dove si mette a disposizione del governo locale per fornire qualunque informazione necessaria a sconfiggere gli ultimi legionari ancora al potere a Capo Danfari.

Mylon Immassion, scelto come successore al posto di Ghyuran, si ritrova a dover combattere su due fronti con una rivolta popolare e un esercito proveniente da Marverak, guidato dalla stessa Flariana. Messo alle strette, Mylon Immassion decide di togliersi la vita piuttosto che essere sconfitto da una donna, trapassandosi il petto e gettandosi dalla Torre dei Dissanguati.

La Ginointendenza di Santa Flariana Larrankos (2182 dAh – 2200 dAh)

Dopo molta discussione e contrattazione, il Consiglio degli Anziani di Marverak decide di affidare la sovrintendenza di Capo Danfari e i circostanti insediamenti alla stessa Flariana, dopo la rimozione dei rimanenti capi legionari. Alla figlia di Parrovano viene concesso di occupare la carica purché non si sposi né adotti alcun erede e faccia riferimento al Consiglio per qualunque affare estero.

Flariana seguirà alla lettera le indicazioni, riuscendo a guadagnare poco per volta la fiducia della popolazione, specialmente dopo il decreto anti-schiavitù del 2186 dAh, che rimuove del tutto la possibilità di un cittadino della Clenclistrania meridionale di possedere o permettere la compravendita di schiavi. Durante il suo mandato, la donna si serve di una schiera di consiglieri liberti, tra cui anche alcuni sintetici e zeon, per scegliere il miglior corso d’azione in ogni delibera, e mantiene un contatto costante col Consiglio di Marverak.

Flariana muore nel 2200 dAh durante un maremoto, trascinata via dai flutti; sarà canonizzata più di un secolo dopo dalla Chiesa di Aruve, nel 2312 dAh, divenendo la prima e, per il momento, unica Santa donna riconosciuta dalla Chiesa Aruvese.

La Repubblica Zatirana(2195 dAh – 2257 dAh)

Dal 2195 dAh, per quanto ancora un’istituzione democratica, il Consiglio degli Anziani di Marverak era stato sempre più influenzato dall’attivismo di uno dei suoi membri, Liggo “Lo Svelto” Zatiranoikos, la cui famiglia di mercanti si era stabilita a Marverak da poche generazioni, a seguito del decadimento di Ocaramburde.

Sotto la sua influenza, Marverak aveva assunto un atteggiamento sempre più camaleontico, indispensabile per sopravvivere in una condizione di neutralità nel crescente clima d’instabilità causato dalla partenza per le stelle di Aristemo Il Vetusto. Nel 2200 dAh, alla morte di Flariana, Liggo è tra i primi promotori per l’elezione di un’altra donna per la sovrintendenza di Capo Danfari, ponendo come primaria motivazione come, data l’intolleranza del Vecchio Est per regnanti femmine, una sovrintendente donna sarebbe stata sempre dipendente da Marverak per mantenere la propria legittimità di governante, a differenza di qualunque altro successore. Così come Flariana era stata un’insospettabilmente dotata stratega, Liggo propone come suo successore Malaen da Pissara, un’orfana divenuta dotta accolita del Photio.

La Ginointendenza di Malaen da Pissara (2200 dAh – 2234 dAh)

Divenuta Ginointendente di Capo Danfari già oltre la mezz’età e fatto già voto di celibato e castità in gioventù, Malaen si pone come perfetta erede di Flariana, seguendone i passi e mantenendo una politica di fedeltà e moderazione.

Apprezzata dalla popolazione locale, il suo mandato ha una fine prematura quando, dopo una nottata passata in meditazione nella Torre dei Dissanguati, la Ginointendente è ritrovata come un guscio di pelle vuota appesa su uno dei rostri sul fianco del grattacielo.

La Ginointendenza di Tychana del Tappo (2234 dAh – 2242 dAh)

Ancora una volta candidata di uno dei membri del partito di Liggo, Tychana è la figlia di un ex-Patrizio atlaseano che, privata della propria eredità, era divenuta una mercenaria di superficie. Affermando che una vecchia ferita l’abbia resa incapace di produrre eredi e giurando di non avere altri interessi, viene eletta dal Consiglio di Marverak come successore di Malaen.

Tychana acquisisce presto la nomea di donna dissoluta e corrotta, collezionando una serie di amanti che nasconde nella Torre dei Dissanguati e di cui si serve a proprio piacimento. Quando, dopo alcuni anni, le spie dei Zatirani scoprono che sia riuscita dopotutto a divenire gravida, il Consiglio degli Anziani le impone di dimettersi immediatamente. Tychana si rifiuta e prepara un’armata di mercenari per difendersi, ma viene assassinata dopo la prima sconfitta su campo.

La Ginointendenza di Dervala Claramoin (2242 dAh – 2259 dAh)

Nonostante la maggiore resistenza da parte dei partiti contrari del Consiglio a seguito della condotta di Tychana, i Zatirani riescono per una quarta volta a nominare una Ginointendente per Capo Danfari. La scelta questa volta cade su Dervala Claramoin, la figlia di una ricca famiglia mercantile di Forisapola, la cui alleanza avrebbe meglio garantito pace e commercio con la città marinara. A differenza dei suoi predecessori, Dervala non ha particolari doti e, spaventata dalle leggende sulla Torre dei Dissanguati, non si stabilisce neanche a Capo Danfari, preferendo il più piccolo e sicuro insediamento di Lirmek, situato più vicino a Marverak.

La Repubblica Sselechana (2257 dAh – 2306 dAh)

Nel 2257 dAh, Liggo muore di vecchiaia, lasciando un vuoto incolmabile nel proprio partito politico all’interno del Consiglio degli Anziani. La sua politica trasformista e d’espedienti ha permesso a Marverak di prosperare senza dover temere dai potenti governi confinanti, ma, unità all’instabilità dell’Eredità Chirochese e, di conseguenza della Chiesa di Aruve, e alla cacciata del Patto d’Aurora nel 2171 dAh, ha inconsapevolmente ben predisposto i cittadini della Cleclistrania ad un nemico più insidioso.

Sin da prima della caduta dell’ultimo Emirato Rosso, la popolazione di tushicidi della città aveva continuato a crescere. Mentre nella Cleclistrania meridionale le leggi di Baladran il Demolitore non erano mai state del tutto sovvertite e la tetra influenza della Torre dei Dissanguati rimaneva costante fonte di superstizione e sfiducia nei confronti della progenie rettiliana, gli insediamenti settentrionali avevano visto le proprie popolazioni mescolarvisi poco per volta. Nel 2257 dAh, la posizione lasciata alla morte di Liggo nel Consiglio degli Anziani viene occupata da Mishe r’k’rkan Sselechàn, un sicofante inveterato che, per quanto ufficialmente presentato dai suoi contemporanei come un umano purosangue, viene generalmente riconosciuto come un tushicide truccato dalla maggior parte degli storici del XXV secolo.

L’ascesa al potere di Mishe viene accompagnata da una rapida eliminazione di molti esponenti di spicco del partito Zatirano e di altri membri venerandi del Consiglio, presto sostituiti da parenti e colleghi di Mishe stesso. Nel 2259 dAh, Mishe viaggia a Lirmek, ufficialmente per porgere i propri ossequi a Dervala per la morte di suo marito, avvenuta in circostanze sospette quello stesso anno, ma, una volta arrivato lì, costringe la Ginointendente a divenire la sua seconda moglie. L’unione si rivela purtroppo per lui di breve durata: Dervala non sopravvive alla sua prima gravidanza nello stesso anno. Secondo alcuni, la morte di Dervala sarebbe ulteriore prova della natura reale di Mishe e che sia stata causata da un feto mostruoso, così come avviene spesso tra mezzisangue rettiliani; per altri la morte sarebbe stata orchestrata per gelosia da Vaarimaria, prima moglie di Mishe.

Con la morte di Dervala, Mishe sottopone al Consiglio sua figlia Rerche come successore alla Ginointendenza, ma l’opposizione di umani oltraggiati e tushicidi gelosi da inizio ad un lungo periodo di complotti durante cui la Cleclistrania meridionale rimane priva di governo.

Nel 2289 dAh ha fine la maledizione dei Zarra-Derraneon con l’estinzione della loro linea e l’ordine viene ristabilito nel Vecchio Est. La notizia porta ulteriore anarchia nella Cleclistrania, al punto che Mishe, nel tentativo di risolvere due problemi in una volta sola, cambia del tutto il proprio atteggiamento, affiancandosi ai partiti umani del Consiglio degli Anziani e iniziando ad espellere o assassinare i suoi passati parenti e colleghi, inasprendo le leggi anti-tushi della provincia. In questo periodo, per appagare l’opinione pubblica, condanna al rogo Vaarimaria, dichiarando sia stata la sua influenza malevola a offuscarne il giudizio in passato. Lungi dal guadagnargli maggiore supporto, l’azione da solo più validità alle voci che affermavano avesse una relazione incestuosa con sua figlia Rerche.

Nel 2294 dAh la Corona Chirochese invia un avviso secondo cui, a seguito di preoccupanti rapporti da mercanti dachiraciani, una commissione di Occultisti Reali sarebbe stata presto inviata a Marverak per determinare l’integrità del governo locale. A quel punto Mishe ha già rimosso la maggior parte dell’opposizione tushicide, ma viene prontamente tradito a sua volta dai suoi partigiani umani, che lo catturano, giudicano per corruzione e plurimo omicidio e condannano a morte prima che gli Occultisti Reali possano arrivare e ufficializzarne la natura di tushicide oltre ombra di dubbio. Rerche ed altri Sselechani superstiti fuggono da Marverak prima dell’arrivo degli Occultisti, continuando a imperversare per anni tra le rovine della Cleclistrania insieme a bande di Visciolisti prima di essere del tutto estirpati.

Il Governatorato di Licornos Amirestoi (2306 dAh – 2351 dAh)

La commissione degli Occultisti Reali rimane per dodici anni ad epurare e riportare all’ordine la Cleclistrania. Il Consiglio degli Anziani viene sciolto del tutto, dichiarato un’istituzione corrotta e filo-tushica, e la poligamia vietata permanentemente. Vi è un altro tentativo di smantellare la Torre dei Dissanguati, ma sia i diplomatici atlaseiani sia la popolazione locale vi si oppone. Gli Occultisti Reali fanno presente al Re Aristemo III che, qualora volessero procedere ugualmente, sarebbe necessario il supporto di un esercito, al qual punto la Corona Chirochese decide di acconsentire al volere del popolo.

Alla loro partenza nel 2306 dAh, gli Occultisti obbligano le famiglie influenti di Marverak di eleggere un aruvese come governatore dell’intera Cleclistrania, affinché l’ordine riportato possa essere mantenuto. Dopo aver scartato alcuni candidati, accettano finalmente Licornos Amirestoi, un aruvese d’origine rachirochiana.

Licornos, ritrovatosi nella difficile posizione di governatore tra le scontente famiglie politiche di Marverak e la minaccia incombente dell’Eredità Chirochese, riesce ugualmente a rimanere in potere per quasi cinquant’anni, mantenendo una politica moderata e supportando ufficialmente il proselitismo aruvese senza tuttavia discriminare contro altre religioni umane locali, in Progenitismo in particolare.

Come ultimo compromesso, decide di passare la propria carica in eredità, ma di dividerla, dando il governatorato di Marverak e le terre circostanti a suo figlio e il governatorato di Capo Danfari a suo genero, tramite sua figlia, onorando così sia l’antica tradizione della Ginointendenza sia la preferenza d’eredità agnatica dei chirochesi.

Il Governatorato di Arrico “Il Bianco” Amirestoi (2351 dAh – *)

Arrico, asceso al governatorato sedicenne, viene affiancato da un gruppo di fidati consiglieri durante i suoi primi anni, sotto dettame del padre defunto. Il nuovo Consiglio degli Intendenti, i cui appartenenti sono scelti dallo stesso governatore piuttosto che eletti, non crea scalpore né nelle famiglie marverakiane né nel Vecchio Est, ma aiuta a stabilizzare enormemente il governo cittadino. Durante il suo lungo regno Arrico ufficializza del tutto le varie cariche del nuovo Consiglio e imposta nuovi accordi commerciali con Eredità, Atlasea e Forisapola. Dopo più di sessant’anni al comando, il suo è il più lungo e stabile governo nella storia della Cleclistrania.

La Diarchia di Arrica Amirestoi e Sornaro Calicerno (2351 dAh – 2380 dAh)

Ascesa al governatorato a vent’anni insieme al proprio sposo, Arrica si ritrova per la maggior parte del proprio regno a combattere per la supremazia politica con Sornaro.

Dopo anni d’instabilità, la figlia di Licornos viene aggredita nella propria carrozza da un branco di raptiaffi, che la lasciano gravemente ferita. Arrica sopravvive, ma rimane paralizzata, permettendo a Sornaro di continuare a regnare in sua vece fino alla sua morte per malattia nel 2380 dAh.

Il Governatorato diMylon Cali-Amirestoi (2380 dAh – *)

Con sua madre ancora viva, Mylon ascende al governo di Capo Danfari a nove anni. Presto minacciato da altri pretendenti della famiglia di Sornaro, chiede aiuto a suo zio, che lo aiuta a sopravvivere e imparare a governare fino alla maggiore età.